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ANTENATI

Antenati
GUGLIELMO
GUGLIELMO
Figlio di Angelo Giuseppe da Massenzatico (RE)e di Antonia Fava da Poviglio (RE) nasce ad Ugozzolo di Parma il 24 aprile 1870.
Alto di statura e di corporatura robusta il nipote Arnaldo si ricorda di lui che col suo fucile andava a caccia e a pesca: per dire come erano diversi i tempi!!!
Lo vediamo bracciante agricolo durante i primi anni di lavoro; rimasto orfano fu adottato dallo zio paterno Marco il quale gli insegnò a leggere e scrivere. Grazie a questa sua nuova posizione, considerati i tempi, privilegiata, lasciò il lavoro della terra ed iniziò la sua attività nelle ferrovie diventando guardia ferroviaria. Il suo impegno sociale lo portò ad essere fra i promotori della "Cooperativa Ferrovieri" che oltre a tutelare questa categoria di lavoratori ebbe come obiettivo, e di questo Guglielmo si impegnò in prima linea, quello di far costruire in Viale Rimembranze a Parma le case per i lavoratori delle ferrovie dove lui stesso vi abitò con la famiglia per diversi anni.
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INNOCENTE
INNOCENTE
Figlio di Remigio e di Maria Barilli entrambi da Cadelbosco Sopra (R.E.) dove nasce il 2 agosto 1873.
Alto di statura, lavorò come bracciante nell'opera di bonifica dell' Agro Pontino, ad Udine ed a Battipaglia per posare le traversine ferroviarie.
Dopo sposato per qualche anno emigrò in Germania come bracciante agricolo per poter comprare, al ritorno, il grano necessario per l'annata.
Siamo ad inizio secolo e nella provincia reggiana stanno costituendosi quelle grandi realtà di lavoro
organizzato, che poi si spanderanno in tutta Italia col nome di cooperative; in questo periodo nella sola Cadelbosco se ne contavano ben sei.
Nel 1909 Innocente è tra i fondatori della Cooperativa di Consumo.
Nel 1921 diventa presidente della Cooperativa Braccianti e Birocciai " La Fratellanza " e vi resterà fino al 1942.
Una grande opera di questo periodo fu la costruzione della bonifica Parmigiana Moglia (Fiuma).
Dal 26 marzo 1936 diventa presidente della Cooperativa di Consumo fino al 1943.
Era sua consuetudine al martedì e al venerdì recarsi al mercato a Reggio dove incontrava gli amici.
Quando cessò la presidenza delle cooperative prestò servizio come contabile nella Cooperativa Nazionale. Unica passione e passatempo, la briscola e il tressette.
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ITALO
ITALO
Figlio di Guglielmo da Ugozzolo e di Cassi Maria da Borgo San Donnino, nasce a Parma il 23 giugno 1890.
In un'Italia in fermento ed in tempi che stavano pian piano cambiando, come il papà Guglielmo, lasciò definitivamente l'antico mestiere dei padri, la terra, per seguire ciò che la sua voglia di intraprendenza ed il suo estro gli suggerivano, senza stare ad ascoltare la voce paterna che avrebbe ambito per lui una carriera da macchinista ferroviere.
Col fratello Vasco riuscì ad aprire una bottega da fabbro nei pressi della stazione di Parma ma la sorte non sorrise loro: durante la seconda guerra mondiale in un bombardamento alla linea ferroviaria venne distrutta anche la bottega. Per il dispiacere e la rabbia Vasco morì ed Italo ebbe la costanza e la pazienza di ricominciare tutto da capo.
Fu grande amico di Riccardo Barilla il quale, ad Italo, commissionò parecchi lavori per quello che era, a quei tempi, poco più che un grosso forno in cui oltre che al pane si cominciava a fare anche la pasta.
Se pur tra mille difficoltà, nella bottega di Italo negli anni a venire si continuò a lavorare, e quindi a crescere, grazie anche all'apporto del figlio e a tuttora dei nipoti che sono riusciti a farne una delle realtà metalmeccaniche più all'avanguardia nella lavorazione degli ingranaggi.
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TIMOTEO
TIMOTEO
Cavaliere di Vittorio Veneto, Figlio di Innocente e di Luigia Spagni entrambi da Cadelbosco Sopra (R.E.) dove nasce il 10 settembre 1899.
Dal 1912 al 1916 lavora come apprendista falegname presso la ditta MONTANARI Remigio di Cadelbosco Sopra località Cananea (ditta specializzata nella costruzione di botti e tini ed in particolare ruote e carriole, queste ultime battezzate dai possessori le Stradivari delle carriole).
Dal 1916 al 1918 partecipa alla guerra contro gli Austriaci come fante del Genio Pontieri sul Carso. Durante un bombardamento di mortai rimane ferito ad un piede e sarà ricoverato per un lungo periodo anche dopo la fine della guerra; fra le tante medaglie al merito figura la Croce di Ferro.
Dal 1919 al 1924 riprende a lavorare come falegname in una ditta di Pratofontana di Reggio Emilia.
Dal 1925 al 1930 lavora sempre come falegname presso la ditta BISI SILVESTRO di Cananea.
Dal 1930 al 1937 lavora in proprio come falegname a Cadelbosco Sopra in via Gabella.
Dal 1938 al 1945 lavora come operaio fresatore alle officine Reggiane di Reggio Emilia.
Dal 1945 al 1947 periodo di lotte alle Reggiane in cui si lavorava senza percepire lo stipendio.
Dal 1947 al 1954 è sempre fresatore alle Reggiane.
Dal 1957 riprende a fare il falegname presso la ditta Caraffi di Cadelbosco Sopra fino alla pensione.
Collezionista di monete del Regno, l'altro suo hobby era giocare a carte con gli amici del bar.
Morì fratturandosi il femore in seguito ad una caduta mentre scendeva dalla bicicletta di suo figlio Brenno poiché la sua Bianchi gli era stata rubata due giorni prima alla Cooperativa di Consumi dove si recava quasi tutti i giorni per la solita partita.
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ERNESTO
ERNESTO
Figlio di Geremia da San Pancrazio (PR) e di Cleonice Cattabiani da Sorbolo (PR) nasce a Sorbolo l'11 gennaio 1899.
Di professione contadino aiutò la famiglia sin da ragazzo nel lavoro dei campi e nella stalla.
Amava il suo lavoro e la sua libertà ma venne arrestato nel 1931 quando la "polizia"scoprì gruppi di lavoratori ostili al regime.
Con la sentenza numero 128 del 14/9/1931 del Tribunale Speciale Fascista fu condannato a 4 anni di reclusione per tentativo di ricostruire la Confederazione Generale del Lavoro (CGIL).
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MARIA
MARIA
Figlia di Geremia da San Pancrazio (PR) e di Cleonice Cattabiani da Sorbolo (PR) nasce a Gonzaga (MN) il 7 maggio 1907.
Frequenta la scuola fino alla seconda elementare che sarà costretta ad abbandonare per aiutare la famiglia nel lavoro dei campi. Per un certo periodo di tempo si trasferisce in Piemonte e lavora come mondina nelle risaie.
Da sposata va ad abitare a Romanore, un paesino agricolo vicino a Mantova.
Profondamente antifascista, vive in prima persona la violenza del regime quando incinta della prima figlia, lei viene minacciata a morte e il marito, Vittorio Ruffini, viene condannato a 4 anni dal Tribunale Speciale per tentativo di ricostruire la Confederazione Generale del Lavoro e rinchiuso in carcere dove ne sconterà tre abbondanti.
Finita la guerra le condizioni economiche lentamente migliorano. Dopo la Liberazione, l'elezione del marito a primo Sindaco del Comune di Borgoforte riscatta idealmente le umiliazioni ed i sacrifici subiti dalla sua famiglia e da tanti italiani. Continua a lavorare nei campi fino a quando le forze glielo permettono.
Trascorre una vecchiaia serena e si spegne, tra l'affetto dei suoi cari, all'età di 94 anni.
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